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SUOR CARMELINA DELLA CROCE C.P.

SERVA DI DIO

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Serva di Dio suor Carmelina della Croce C.P.
Nata: 7 febbraio, 1937 – Liveri, Napoli, Italia
Battezzata: 19 febbraio, 1937 – Chiesa di St. George Martyr
Emigrata:  4 luglio, 1964 arriva a Toronto con il Dr. Nicola Sbarra di Liveri
Ordinata suora: 26 Novembre, 1977
Morta: 21 Marzo, 1992
Sepolta: Holy Cross Cemetery, Thornhill, Ontario

La storia di Sr Carmelina Tarantino, figlia di Saverio Tarantino e Annunziata Fiore, è quella di una giovane emigrante veramente singolare. La si vede ritratta sul letto: la sua cattedra, con i capelli sciolti sulle spalle, il Crocifisso tra le mani e l’abito da passionista. Figlia di una numerosa famiglia di Liveri di Nola, vicino Napoli, emigrata in Canada nel 1964. Una nostra contemporanea che ha conosciuto le fatiche del distacco dalla patria e l’insicurezza del futuro.
I Tarantino: una di quelle famiglie che non ci sono più: 11 figli, tante bocche da sfamare e poco lavoro. Verso gli anni 50 – 60, alla vigilia del boom economico italiano alcuni fratelli decidono di emigrare. La meta è il Canada. Carmelina li vede partire ad uno ad uno e finalmente nel 1961 tocca anche a lei. E’ una bella ragazza, di senso pratico, allegra, scherzosa, matura e indipendente. Le fatiche della vita l’hanno irrobustita. Ha fame di preghiera e di valori spirituali. Dio è per lei una presenza viva e il suo mistero un’attrazione più forte delle altre. Ama i poveri.
E’ una bella ragazza e molti giovani la corteggiano ma Carmelina non si sente attirata dal matrimonio. Attende il segno di Dio. Questo arriva: essa emigra in Canada dove stanno lavorando altri fratelli e sorelle.
Nel 1960 aveva incominciato ad accusare dolori e un persistente mal di testa, malesseri vari, tra i quali l’impossibilità di dormire la notte. I familiari sono allarmati. Carmelina è molto amata e si preoccupano per lei. Comincia allora un lungo pellegrinare da un medico all’altro e i pareri sono contraddittori. Nessuno riesce a diagnosticare il suo male. I fratelli allora decidono di condurla con loro in Canada per cambiare aria e cercare la causa del suo malessere. Un viaggio senza ritorno.
Carmelina arriva in Canada, la terra dei trecentomila laghi, il 4 luglio 1964. Dopo lunghe ed estenuanti ricerche finalmente la sentenza: cancro. Le viene amputata una gamba. Mentre il fisico si consuma lei nutre ed esprime il desiderio di essere religiosa.
Ma, chi accetta una malata? Tutti la sconsigliano anche perché l’amputazione ha risolto un problema ma ne ha aperto altri. In Italia i suoi genitori moriranno senza conoscere la tragedia della figlia il cui luogo abituale è ormai l’ospedale.
Ma da questo ospedale Carmelina incomincia ad attrarre tante persone colpite dalla sua fede, dalla sua gioia di vivere, dal suo amore per Gesù.
E Gesù Crocifisso che la sta plasmando a sua immagine le fa un dono: essere religiosa. Per vie che solo la Provvidenza dispone le fa conoscere e incontrare le Suore Passioniste di S. Paolo della Croce che l’accolgono tra loro il 26 novembre 1977.
Essa svolge la sua missione dal letto che diventa una cattedra di vita per tanti: giovani sbandati, famiglie disgregate, bambini, amici. Una persona capace di mettere in moto migliaia di persone come testimonia la fondazione di Società Unita in Toronto e la fondazione di Teopoli.
Muore il 21 marzo 1992.
Il suo motto: O Gesù, il soffrire è stata la mia gioia, il dono che mi ha fatto incontrare te, l’amore più grande della mia vita. Tutte le sofferenze che tu mi chiedi io sono pronta a prenderle per tuo amore.

LA NOSTRA PRIMA SANTA DI TORONTO?

Di Leslie ScrivenerToronto Star
Sun., Aug. 12, 2007


Fonte: https://www.thestar.com/news/2007/08/12/our_first_toronto_saint.html

A detta di tutti, la vita di Carmelina Tarantino fu piena di sofferenze - ferite che non guarivano, dolori che richiedevano dosaggi di morfina regolarmente.
Mali che l'afflissero da subito, sin da ragazzina, crescendo in una famiglia di agricoltori vicino a Napoli. Poi, nel 1964, all'età di 27 anni, venne a Toronto seguendo il consiglio dei suoi fratelli e sorelle che vivevano qui. Sperava di ottenere risposte sulle sue sofferenze, alle quali i medici italiani non seppero dare risposta.
I medici canadesi sospettavano un cancro raro. Per contenere la diffusione della malattia, la gamba sinistra fu amputata sino all'anca e subì anche una mastectomia. Non poteva sedersi, e le sue medicazioni dovevano essere cambiate più volte al giorno. Credendo che le radiazioni e la chemioterapia non fossero più utili, i medici la mandarono all'ospedale di Riverdale per i suoi ultimi giorni.
Eppure Tarantino visse. E con il permesso del Vaticano, nel 1977 soddisfò il suo desiderio di diventare suora, anche se non ha mai lasciato il suo letto d'ospedale. "Per 24 anni, lo stesso letto, la stessa stanza, la stessa posizione", dice suo fratello Antonio Tarantino, 78 anni.
Se fosse stata tagliata fuori dal mondo, il mondo non sarebbe stato tagliato fuori da lei. La parola si diffuse lentamente in merito la donna gravemente malata a Riverdale (ora conosciuto come Bridgepoint Health) che aiutò coloro che chiedevano sostegno recandosi in visita al capezzale del suo letto. Nonostante il suo dolore continuo, sembrava felice. "Si mise da parte per sostenere gli altri", dice suor Christine Minicucci, che ha incontrato Suor Carmelina nel 1978.
Ha consigliato, sostenuto e pregato per migliaia di persone prima della sua morte nel 1992, all'età di 55 anni. E a causa del modo in cui ha trasceso la sofferenza fisica per aiutare gli altri, un gruppo di Torontoniani ha iniziato il processo per farla diventare santa. 
È la prima volta che qualcuno, da questa città, è stato nominato per la santità.
C'era qualcosa in quella fragile persona invalida, nell'abitudine inamidata che attirava la gente. Le lunghe code nella sala erano una seccatura per gli amministratori dell'ospedale, che insistevano perché i visitatori prendessero degli appuntamenti. Nel corso degli anni, sono venute a migliaia - non solo fedeli, ma anche persone bisognose che con lei hanno trovato la fede.
"Non ha mai guardato nessuno come un marito violento o un drogato - ha visto sempre il bene nelle persone", dice l'ex cappellano dell'ospedale Joseph DiGrado, che la conosceva da 15 anni. 
Per coloro che non potevano andare in ospedale, usava il telefono, a volte parlava con le persone fino a 10 ore al giorno. Alcuni hanno vociferato che se avesse già raggiunto la santità.
Suor Carmelina, che aveva un'istruzione di grado 5 e parlava poco inglese (la maggior parte che cercava la sua guida parlava italiano), dovrebbe essere nominata patrona del telefono.
Il mese scorso, DiGrado, insieme ai membri dell'ordine religioso di Suor Carmelina, la Congregazione delle Suore Passioniste di San Paolo della Croce, ha ricevuto il permesso da Thomas Collins, l'Arcivescovo di Toronto, di iniziare a raccogliere prove a favore della sua santità. È l'inizio del processo di beatificazione, uno dei primi passi verso la santità nella Chiesa cattolica.
Ora i suoi sostenitori stanno facendo il lavoro di squadra. Il suo ordine ha ottenuto 100 testimonianze di persone che ha aiutato e si stanno cercando più prove. Tra le sue buone azioni: consegnare (gestire la consegna de) il cibo ai bisognosi, dare possibilità di avere libri, per i bambini i cui genitori non potevano permetterseli, riconciliare famiglie ecc.. "Ha organizzato e mobilitato migliaia di persone", dice la sorella Valeriana Natilla, 84 anni. Diceva: "Ho bisogno di farlo".
Nessuno dei suoi sostenitori usa la parola "miracolo", ma è ciò che è necessario se la sorella Carmelina si unisse ai ranghi dei santi. Se qualcuno che ha pregato lei ed ha avuto una risposta incredibile alle proprie preghiere - per esempio, un paziente terminale guarito o un tumore scomparso -, questo sarebbe qualificato come un miracolo sotto la dottrina cattolica.
Il fenomeno del santo costretto a letto non è sconosciuto nella tradizione cattolica. Tali individui, usando la loro angoscia in modo trasformativo, sono percepiti come martiri, la loro sofferenza identificata con quella di Cristo. "Alcune persone", dice suor Christine, "sono state scelte per offrire a Dio tutta la loro sofferenza per il benessere degli altri.
Poiché i tossicodipendenti erano tra quelli aiutati da suor Carmelina, sembrava naturale che le sorelle passioniste aiutassero coloro che lottano contro l'abuso di sostanze stupefacienti. Nella stanza della comunità delle sorelle passioniste di Etobicoke, dove vivono suor Christine e suor Valeriana, cinque giovani donne guardano la televisione, alcune delle quali lavorano a maglia. Fanno parte del programma di trattamento residenziale biennale, non medico, dell'ordine.
Uno dei primi sostenitori di Suor Carmelina fu Padre Claudio Piccinini, un sacerdote Passionista, che l'aiutò a diventare suora. "Era nella camera 306 West, distesa sul letto, un cuscino sotto la testa, perfettamente pulito", dice, ricordando la sua prima visita. "I suoi capelli erano lunghi e neri, erano sciolti, portava gli occhiali ed era pallida, ma era bellissima, mi sedetti ed era come se ci conoscessimo da un milione di anni." Niente è cambiato, questo è la mia vita.'"
Ma la sua vita è cambiata. Col tempo, decine di persone l'hanno visitata ogni giorno, dice. "La sua stanza è diventata quasi un confessionale ufficiale: la gente va lì per confessarsi in fondo". Lei avrebbe detto: "Questo non è ciò che il Signore ti chiede - devi cambiare".

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